INTERVISTE -DATI -ARTICOLI

Problemi aeroporti : parla L'oncologo Dott. Vincenzo Petrosino di Salerno

Vi invito a meditare su cosa significa avere un vero aeroporto a regime che ha una sua grave influenza sull’ambiente e salute .Non bastano simulazioni e dati al computer per giustificare cosa accadrà. Molti non conoscono le cose ne hanno idee precise perchè il problema è abbastanza complesso. In un’ area agricola dove esiste una qualità di aria e di vita e soprattutto di aspettativa di vita elevata ,( Pontecagnano ha una aspettativa di vita superiore ad altri paesi )  una simile opera introduce una riduzione reale della qualità, della ‘aspettativa di vita e comunque crea con certezza aumento di patologie anche serie. Tenete bene presente che ” riconosciutamente ” un aeroporto porta danni alla salute. Non sono chiacchiere da bar, infatti vengono posizionati in aree perfette come qualità di aria, proprio perchè non potrebbero essere costruiti dove esistono già livelli di sostanze che sfiorano i limiti di legge, quindi di inquinamento.

Non avrebbero i permessi previsti. Il criterio di studio dell’impatto ambientale, parte da una posizione fissa: zona non inquinata ….;) sulla quale portare inquinamento . Dopo avere visto che la qualità dell’aria è ottima o buona, si fanno simulazioni e quindi previsioni di inquinamento da parte degli aeromobili e di altre cose in base al traffico previsto e al tipo di aeromobili, motori e carrichi. Ne risulatano in base ai dati inseriti al computer ed in base all’aria pulita di partenza “ livelli previsti di inquinamento nei limiti di legge “. Furbi vero? Inoltre molti non conoscono cosa accade ai terreni circostanti, alle prescrizioni di legge e neppure alla qualità delle colture in esse prodotte. 

Non parliamo in questa sede dei danni da esproprio e di altre cose, tralasciamo il problema acustico che pure è importante o quello elettromagnetico sul quale è possibile comunque mettere un punto interrogativo. Ma cosa importante si peggiora ciò che abbiamo ” l’ambiente ” per riportarlo a condizioni di città inquinata o quasi. In realtà l’area di Pontecagnano, Montecorvino, Bellizzi e Pugliano sono meno inquinate di altre realtà e quindi ottime per studio di impatto ambientale per inserire un aeroporto. Ma attenzione sono anche il cuore che pulsa di una realtà agricola che ha una grossa importanza Nazionale. I prodotti di questa zona saranno davvero poi di concorrenza? Creeremo per caso una nuova “terra dei fuochi “? Non vorrei essere profeta come purtroppo è accaduto spesso. Inoltre attenzione perchè bisogna tenere conto del carico di infrastrutture. Se pensiamo ad un termovalorizzatore, una fonderia o un cementificio e discariche nella zona anche nel futuro, salta il concetto ;) Se i simulatori in base ai dati inseriti ci dicono che le previsioni di inquinamento sono sotto i limiti di legge, attenzione, non significa che l’inquinamento è innocuo. Bisogna tenere conto del bioaccumulo a livello dei residenti.

Molte delle sostanze inquinanti si “ bioaccumulano” nell’organismo di chi  vive in zona. Inoltre e attenzione, molte delle sostanze di cui parliamo agiscono da “interferenti endocrini “al momento non conosciamo molto bene la loro azione e anzi la moderna oncologia parla di alterazioni epigenetiche. Siamo ben oltre quindi il classico pensiero delle sostanze di micron che agiscono sul sistema respiratorio. Qui parliamo di sostanze che agirebbero sul nostro organismo in concentrazioni di milionesimo di grammo. Parliamo molto spesso di ambiente e salvaguardia dell’ambiente. Tutti interagiamo con l’ambiente esterno e molte delle patologie alle quali andiamo incontro derivano proprio da questa interazione uomo-ambiente. Noi cambiando l’ambiente stiamo probabilmente cambiando le generazioni future. Sappiamo tutti che una delle soluzioni è la ” prevenzione Primaria “, quest’ultima precede ed è più importante della ” diagnosi precoce “. Invece di spegnere un piccolo fuoco (diagnosi precoce) dobbiamo cercare di non farlo accendere (Prevenzione Primaria ).Quando si parla di ambiente e dell’interazione con gli uomini-animali e piante diventa davvero difficile comportarsi. Abbiamo fiumi inquinati da sostanze tossiche, cancerogene e mutagene, abbiamo città e paesi con discariche, rifiuti, fabbriche e inceneritori. Abbiamo cicli di produzione e di vita che coesistono per ”forza maggiore ” con cicli abnormi di agenti chimici e altro. Abbiamo smaltito sostanze sia in modo doloso che colposo un poco dappertutto.

La gente è costretta a vivere sulle sponde di fiumi inquinati, costretta ad alimentarsi con cibi contaminati da queste acque, respirare in luoghi con alta percentuale di sostanze tossiche e polveri. Ho sempre sostenuto che ogni qualvolta si decide di ”costruire qualche struttura o infrastruttura ” con potenzialità inquinanti, questa deve almeno tenere conto del contesto nel quale sorge . Spesso si caricano alcune zone di troppe cose che creano un effetto” sommatoria “devastante. Alla luce dei moderni studi e del rischio che l’ambiente inquinato provoca centinaia di migliaia di morti e malati, non possiamo stare immobili. Non ambientalismo e neppure allarmismo solo ed esclusivamente “scienza“ . La prevenzione Primaria è determinante. Sia il trasporto veicolare su gomma che il trasporto aereo sono due forme di mobilità molto dannose per la nostra salute e vanno governate, controllate e pianificate. Nulla dovrebbe essere lasciato al caso. Tutti conoscono la realtà del Comune di Pontecagnano e del suo “atteso sviluppo “dell’ aeroporto. Non ho mai letto in questi anni, e spero che mi sia sfuggito, qualcosa che si occupasse di cosa provoca nell’ambiente un aeroporto. Basta guardarsi intorno per capire in quante città Italiane non desiderano Aeroporti oppure chiedono il loro ridimensionamento. Non ho mai sentito parlare degli abitanti di Pontecagnano che vivono intorno all’aeroporto e sono migliaia. Ho ascoltato solo le parole “progressso –sviluppo-lavoro ”.

L’inquinamento sia acustico che chimico è notevole. Io sostengo che è inutile dare percentuali. Ogni volta che si introduce una grossa infrastruttura nell’ambiente questa ha comunque un peso. Allora dobbiamo dire che il  “progresso “ ha un prezzo e questo non va bene se il prezzo fosse anche un solo ammalato di cancro oppure un bambino malformato. Mi dispiace ma non mi trovate d’accordo quale uomo di scienza. Preferisco fare a meno dell’ aereo oppure fare qualche chilometro in più e andare dove gia esiste . Anzi ridimensioniamo quelli esistenti. Gli aeri sono macchine a motore, il caburante degli aerei produce prodotti nocivi e polveri tossiche che contribuiscono non poco all’emissione di co2 e quindi all’effetto serra responsabile di tanti danni alla nostra terra. In alcuni paesi si sta cercando di ridurre al minimo questo problema.

 L’aumento di metalli, polveri sottili e prodotti di combustione ricadono sull’ambiente che circonda l’aeroporto e gli effetti possono essere devastanti specialmente a lungo termine. Magari faremo una grande battaglia per ”l’inceneritore” o per le fonderie perdendo di vista l’aeroporto che è molto ma molto più grave. Qualcuno mi venisse a dire:  “Un aeroporto non  crea problemi alla popolazione che vive in un vasto raggio intorno ad esso “, anzi me lo documentasse .Questo è solo un primo  sasso…nello stagno ! Meditate….

Bisenzio sette  (Fi )  http://www.inbisenziosette.it/notizie/cronaca/campi-bisenzio-l-aeroporto-arreca-danni-alla-salute-il-medico-parla-dell-ampliamento-della-pista-a-pontecagnano-un-paese-di-25-949-abitanti-della-provincia-di-salerno-br-queste-infrastrutture-vengono-posizionate-in-aree-perfette-come-qualita-dell-aria-non-in-zone-inquinate-br-4499932.html

03/08/2016

Metalli pesanti nei malati di tumore. Ricerca sperimentale del dott. Petrosino

Il dottor Vincenzo Petrosino è un medico ricercatore specialista in chirurgia oncologica di origine salernitana che lo scorso 27 maggio ha presentato uno studio inedito e sperimentale in occasione del 103° Congresso SIO tenutosi a Roma in collaborazione con i colleghi della Università di Napoli.

In questa occasione è stata presentata la prima parte del lavoro focalizzata sulla presenza  e dosaggio dei metalli pesanti e policlorobifenili nel sangue e nei capelli di pazienti ammalati di alcune particolari patologie (tumori testa collo) e residenti da diversi anni nelle aree con riconosciuta criticità ambientali, aree cosiddette a rischio della Campania e Basilicata. “Abbiamo sottoposto 80 volontari provenienti dalla terra dei fuochi, da Napoli ,Caserta, Cava dei Tirreni, Salerno e Basilicata con patologie oncologiche in diversi distretti, o tiroiditi o malattie neurodegenerative e malformazioni alla nascita e anche alcuni ammalati di Mcs ( sensibilità chimica multipla ben documentata e autistici ) all’esame del sangue capillare per il dosaggio di 14 metalli pesanti e 12 policlorobifenili più cancerogeni”.

Dallo studio del dottor Vincenzo Petrosino, eseguito con rigido protocollo, tecnologie altamente  all’avanguardia e che verrà pubblicato entro qualche settimana, risulta un dato inconfutabile: le persone colpite da alcune patologie neoplastiche presentano livelli altamente superiori di metalli nel sangue. Nella prima parte del lavoro sono già ben localizzate le zone di appartenenza e la quantità e tipo di sostanza presente. Come scrivono gli autori è stata l’occasione per presentare il filone di ricerca e la prefazione al secondo che è già stato realizzato e sarà disponibile si spera a breve.

I metalli pesanti sono stati dosati su due matrici: sul sangue capillare estratto dalla punta del dito e sul capello, prelevato nella zona nucale. Il primo è una fotografia istantanea di qualcosa che è in circolo nell’organismo. Il capello, invece, sembra essere un qualcosa che ci dovrebbe mostrare un accumulo nel tempo. Lo studio tra l’altro ha come secondo scopo anche quello di capire l’opportunità o meno di utilizzare la matrice capello e le differenze tra le due.

i metalli pesanti e i policlorobifenili sono presenti nei luoghi inquinati, nelle acque, nell’atmosfera, nel suolo, negli animali e pesci. Le considerazioni che ne derivano sono numerose e anche di difficile comprensione per tutti, aprendo un interessante e complesso scenario scientifico.  Molte di queste sostanze si bioaccumulano nel nostro organismo (ne prendiamo piccolissime dosi al giorno e ne accumuliamo nell’organismo in dosi maggiori spesso di quelle esistenti all’esterno) e recitano un ruolo nell’oncogenesi  e nella alterazione del nostro codice genetico, in parte già conosciuto per stress ossidativi e altro.

MALATTIE TUMORALI, CASI IN AUMENTO? – I casi di malattie neoplastiche sembrano in ascesa negli ultimi decenni,  in parte sembra vero ,ma quando si tratta di scienza bisogna ragionare con piglio scientifico ed evitare riflessioni affrettate e sommarie. “Può anche essere che abbiamo imparato a diagnosticarli di più… Si vive di più e quindi aumentando l’età media aumentano anche le probabilità di contrarre tumori – spiega il dottor Vincenzo Petrosino -.

Oggigiorno troviamo e curiamo tumori all’utero, al retto e allo stomaco di pochissimi millimetri, anzi carcinomi in situ, ossia che non sono ancora invasivi, prima non li vedevamo neppure, forse molti di essi regredivano da soli, oppure si moriva di cuore pur avendo un cancro e non si sapeva”. Grazie alle nuove tecnologie si possono diagnosticare tumori anche fino a dieci anni prima dall’insorgenza: “Sai quanti sono morti di polmonite senza antibiotici e magari avevano anche un tumore al polmone, ad esempio un microcitoma? Solo 20 anni fa eravamo abituati a vedere ad esempio donne che a 50 anni arrivavano dal medico con tumori al seno di 10 cm e metastasi, o addirittura che uscivano al di fuori della cute, morivano anche nel giro di 5-6 mesi. Oggi parliamo di tumori di un millimetro diagnosticati a 30 anni e di cure sempre più efficaci. In realtà diagnostichiamo con le moderne tecnologie ciò che vedevamo 30 anni fa di 10 cm, qualche volta non influenziamo troppo l’evoluzione della malattia, che specie nella mammella dicevamo è una malattia di “organismo non di organo“.

LE DIFFICOLTA’ NEL TROVARE UNA CURA E IL VACCINO ANTITUMORALE – La scienza sembra essere in ritardo contro questa malattia del secolo, ma molto dipende dalla natura subdola del cancro. “Tenete sempre ben presente che due cellule del tumore in un organo… paradossalmente una può restare nell’organo e dare la massa tumorale, l’altra partire in circolo e dare metastasi.  Diciamo che questo è caso estremo, ma dobbiamo capire cosa abbiamo di fronte. Il cancro non è una patologia semplice in quanto non conosciamo davvero a fondo tutti i meccanismi della cancerogenesi – sottolinea lo specialista in chirurgia oncologica -. Con molta probabilità un insieme di fattori intervengono nella promozione della malattia, un po’ come dare una spinta ad una persona che sta sul ciglio di un burrone. Una volta innescatosi il processo non sappiamo se questo va “a buon fine“ o in certi casi regredisce. Credo che molti medici abbiano avuto occasione di osservare “guarigioni miracolose“, il nostro sistema immunitario è mirabile anche se nel caso del cancro accadono alcune cose che ne impediscono le piene funzioni. Conosciamo che esistono casi di tumore alla pelle negli spazzacamini, nei marinai e persone esposte ai raggi ultravioletti, oggi conosciamo l’azione di alcuni virus e abbiamo anche messo su alcuni vaccini.

Non credo però che il futuro sia un “vaccino universale inteso come quello anti vaiolo o antipolio, la malattia è multifattoriale e probabilmente la soluzione dovrebbe essere non verso un agente ma verso “una situazione che si verifica“. Allora diciamola da  “scienziato“, spesso il pensiero precede la ricerca pratica, dobbiamo agire non sull’hard disk o sul lettore cd ma sulla scheda madre e scendere sul microprocessore, molto probabilmente aggiustare anche il “software“. Forse oggi stiamo solo lavorando sugli accessori, sul contorno della malattia.

Devo dire però che le attuali ricerche sono già abbastanza  avanti, ma questo tenete presente che è dovuto anche al fatto che solo da pochi anni abbiamo alcune tecnologie, solo da alcuni anni siamo capaci di analizzare il dna e aggiungo “velocemente“.  Ovvio che qualsiasi informazione posso dare su alcune cose è sempre ridotta e superficiale in quanto la materia è complessa e le stesse ricerche e novità spesso vanno rincorse, vagliate e incamerate dal medico”.

L’INFLUENZA DELL’AMBIENTE  – Ad oggi è impossibile stabilire un nesso tra criticità ambientale e neoplasie. Pur nutrendo sospetti su industrie, fiumi inquinati ed elettromagnetismo il cancro non porta un marchio di provenienza certo. “L’ambiente in realtà è il luogo il mezzo nel quale immersi  viviamo, non è difficile immaginare che un ambiente possa condizionare la nostra vita in tutto anche ovviamente nella qualità della vita e salute. Ricordo spesso una mia espressione forse forte : il sole che ci dà la vita può darci anche la morte con i suoi effetti. Questo forse dobbiamo sempre tenerlo presente”.

METALLI PESANTI NEL  SANGUE DEI MALATI – La ricerca in corso di pubblicazione del dottor Vincenzo Petrosino ha attestato un dato certo che potrebbe essere il trampolino di lancio di ricerche future: nel sangue dei malati tumorali presi in esame sono presenti livelli di metalli pesanti molto al di sopra della media. Cosa può significare? “In questo momento per me rappresenta il passaggio da un momento epidemiologico general , il passaggio dallo studio dell’ambiente a ciò che l’ambiente invece cede all’organismo. Molto al di là del monitoraggio nell’ambiente esterno delle sostanze. Qui già parliamo di umani. Questa probabilmente è la strada.

Per quanto riguarda il famoso nesso di causalità, devo dire che ci sto lavorando e ho forse una buona idea, ma spesso le idee vengono anche rubate, pertanto per ragioni di ricerca forse è meglio non parlarne, ma esiste qualche buona possibilità che sto valutando.

Al momento possiamo avere preziosi indizi e già è molto. Aggiungo non ambientalismo e basta ed estremo, assolutamente bisogna mediare e trovare sagge soluzioni. La strada scientificamente accettata è molto più complessa ma forse è l’unica alternativa per inserire almeno tanti e tali dubbi da permettere l’applicazione molto più severa del sano “principio della precauzione”.

Luigi Ciamburro

03/08/2016

Aeroporto di Salerno: progresso e sviluppo o allerta sanitaria? Intervista

Nelle ultime settimane regna entusiasmo quando si parla dell’aeroporto di Pontecagnano – “Salerno-Costa d’Amalfi”, relativamente al progetto di potenziamento della struttura che dovrebbe avvenire entro il 2018, se non prima. Un progetto che prevede l’allungamento della pista dagli attuali 1.500 metri a 2.000, in modo da permettere l’atterraggio di aerei di linea internazionali. Ma non solo. Con i 40 milioni di euro che dovrebbero arrivare dal governo con il decreto “Sblocca Italia”, saranno realizzati un nuovo terminal, l’ampliamento di quello commerciale già esistente, nuovi parcheggi, un deposito carburanti e altre strutture. Soldi, occupazione, turismo, progresso, ma l’altra faccia della medaglia si chiama inquinamento, malattie, tumori. Ai posteri l’ardua sentenza.

INQUINAMENTO ACUSTICO – Alcuni studi sperimentali dimostrano che l’esposizione al rumore aumenta l’incidenza di ipertensione e malattie cardiovascolari e compromette le prestazioni cognitive dei bambini residenti nei pressi degli aeroporti internazionali, come riportato su ‘La Rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia’. Non solo fastidio psicologico, disturbi del sonno o stress. Tra il 2003 e il 2006 l’Ue ha finanziato lo studio HYENA (Hypertension and Exposure to Noise near Airports) che ha messo in luce una correlazione certa tra ipertensione ed esposizione al rumore aeroportuale. Pochi anni fa è stata pubblicata la relazione finale del progetto SERA (Studio sugli Effetti del Rumore Aeroportuale) che ha valutato gli effetti del rumore e dell’inquinamento atmosferico tra i residenti nei pressi di diversi aeroporti italiani. «L’esposizione acuta a rumore altera le funzioni del sistema nervoso autonomo e del sistema ormonale, determinando effetti transitori con aumento della frequenza cardiaca e vasocostrizione e conseguente aumento della pressione arteriosa, modifiche della viscosità del sangue, dei lipidi ematici, e alterazioni degli elettroliti – si legge testualmente -. Come conseguenza di una prolungata esposizione a rumore, gli individui più suscettibili della popolazione possono sviluppare un danno permanente, come l’ipertensione e malattie ischemiche, fino all’infarto del miocardio».

INQUINAMENTO DELL’ARIA – Le emissioni di ossidi di nitrogeno (NOx) e di particolato (PM) sono considerate le principali forme di inquinanti provenienti dagli aerei a danno della qualità dell’aria. Ma le emissioni degli aerei non sono la sola causa dei problemi alla qualità dell’aria delle aree circostanti gli aeroporti, in quanto bisogna addizionare il traffico stradale intorno agli aeroporti e le emissioni provenienti dai servizi terrestri e dalle unità ausiliari di energia. Una parte di queste emissioni sono trasportate per lunghe distanze e si trasformano in inquinamento secondario nell’atmosfera. Tra i disturbi attribuiti al PM10 e PM2,5 vi sono patologie acute e croniche a carico dell’apparato respiratorio (asma, bronchiti, enfisema, allergia, tumori) e cardio-circolatorio. Non solo a carico dei cittadini che abitano in un raggio di 5 km dall’aeroporto, ma anche a danno degli operatori aeroportuali.

METALLI PESANTI E ALTRE PATOLOGIE – Ogni aeroporto introduce una variazione di quella che è la qualità dell’aria in un  vasto raggio. Ma come viene scelta l’area in cui inserire una simile infrastruttura ad alto impatto ambientale? Il dottor Vincenzo Petrosino, Medico Chirurgo e specialista in Chirurgia Oncologica, fa chiarezza in merito.
«Ogni valutazione e studio per inserire un aeroporto o ampliamento tiene conto di questo inquinamento e calcola con particolari software di quanto l’aria presumibilmente viene “sporcata“. Di solito si parte da dati dell’aria della zona presi da centraline e si va a calcolare grazie al tipo di aereo, di carico di altre strutture, carburante, di quanto l’aria viene variata e si deve dimostrare che si resterebbe comunque  al di sotto dei limiti di legge».

Quindi un eventuale ampliamento potrebbe ritenersi sicuro dal punto di vista sanitario e ambientale in caso di approvazione della Valutazione di impatto ambientale?
«Bisogna dire che restare al di sotto di un limite non significa che stiamo in una zona salubre e che ci farà bene. ovviamente  diversa è la situazione di chi va in aeroporto e parte o arriva, rispetto ai residenti lungo un cerchio di diversi chilometri. Ovvio che il residente avrà più danni e bio-accumulerà  alcuni inquinanti persistenti. La moderna medicina e oncologia dà molta importanza a questi inquinanti persistenti , ad esempio i metalli pesanti  e altri prodotti della combustione . Queste sostanze agiscono anche a concentrazioni di milionesimo di grammo quali “interferenti endocrini”. Hanno inoltre azione su Dna e agiscono purtroppo anche in gravidanza sul prodotto del concepimento. Hanno una qualche azione quindi sulla cancerogenesi, sulle malformazioni e malattie genetiche, hanno una azione epigenetica  e molte di queste sono responsabili della diminuzione della fertilità maschile».

Sarebbe giusto fermare l’ampliamento di un’opera che dovrebbe arrecare sviluppo e progresso del territorio?
«Il progresso non può avere un prezzo, abbiamo già pagato molto al progresso , ricordo che abbiamo sintetizzato centinaia di sostanze chimiche che poi abbiamo bandito. Abbiamo dato ai bambini biberon con ftalati e a volte anche usato qualche farmaco che ha causato disastri. Il progresso oggi nel 2016 non può avere un prezzo, fosse anche un solo bimbo malformato o leucemico o padre con cancro o mamma con tiroidite di Hashimoto. Ovviamente non ambientalismo ma scienza, purtroppo noi queste sostanze le abbiamo trovate negli ammalati e in concentrazioni elevate e non siamo gli unici al mondo, anche se i nostri studi sono abbastanza originali e non chiacchiere da bar o da stregoni improvvisati».

Quale sarebbe la giusta soluzione?
«Certamente bisogna anche essere propositivi e conciliare opposte esigenze. Io ritengo che è giunto il momento di fermarci e fare tutti un passo indietro. Evitare di combinare ulteriori guai , visibili tra le lacrime tra decenni.  Dobbiamo ridurre al minimo le emissioni e applicare sempre il sano principio di precauzione, mettere in sicurezza le strutture esistenti, migliorarle e controllarle con serenità e serietà ed evitare di costruirne altre. Non esiste solo il problema aeroporto di Salerno, ma anche quello di Roma, a Trieste, a Bisenzio, nella piana Fiorentina. Esistono più di una segnalazione di sforamenti, non controlli e anche di patologie nelle aree. Ovvio che scarseggiano gli studi, siamo anche all’inizio della presa di coscienza dei problemi, non mi sembra che esista troppo terreno fertile per incentivare la ricerca su queste cose. Diciamo che si preferisce monitorare, osservare , temporeggiare e fare anche finta di non ascoltare, anche se a mio parere ormai i tempi sono maturi».

Rischiamo di ritrovarci davanti a una nuova emergenza ambientale e sanitaria?
«L’Italia in molti casi sta esplodendo, così accade in alcune sedi di criticità decennali , accade ad Augusta, a Sarroch, a Trieste, in Basilicata, a Taranto, a Napoli. Il problema ambiente esiste e non perché uno è ambientalista, io ad esempio non mi ritengo tale, ma perché esiste e basta . Aggiungiamo a tutto questo caos gli smaltimenti colposi e dolosi   e abbiamo il quadro completo. Tra l’altro smaltiamo spesso ciò che “il progresso” ha sbagliato a realizzare. Disconoscerlo diventa criminale , portarlo poi all’estremo diventa a mio giudizio da stolti».

Luigi Ciamburro

03/08/2016

Intervista al Dott. Petrosino - Registro Tumori Ispo-Firenze

Dopo la risposta dell’Ispo (Istituto di prevenzione oncologica) all’inchiesta sui tumori del dottor Vincenzo Petrosino (nella foto) abbiamo la replica del medico campano che punta l’accento sulla metodologia usata per la sua inchiesta e sugli obbiettivi. «Il sistema ideato per la raccolta dei dati di esenzione per nove patologie negli ultimi nove anni (diabete, ipertiroidismo, ipotiroidismo, Parkinson, nati prematuri, tiroiditi di Hashimoto, Alzheimer e tumori ) utilizzando le esenzioni ticket non è un registro tumori».


Com’è stata organizzata la raccolta dati dottore?

«Ho cercato di stabilire un criterio unico di raccolta dati da trasmettere a tutte le Asl secondo uno schema preciso, al fine di raccogliere dati in formato informatico, divisi per sesso età e comune di residenza e in forma anonima, proprio per evitare il problema della privacy che affligge il registro tumori.

Ho sempre detto che il metodo, la velocità di esecuzione e il modo con il quale è stato condotto, usando un solo terminale al quale giungevano tutte le mail pec delle Asl, si è rivelato veloce e incredibilmente efficiente.

Ovviamente ogni Asl attraverso un proprio responsabile del procedimento, di solito un medico o un informatico o un epidemiologo, poteva relazionarsi con me, s’interagiva direttamente con ogni singola Asl e si è riuscito in tanti casi a ottenere molte informazioni accessorie sulle varie situazioni sanitarie, probabili criticità, sospetti di situazioni denunciate da medici del luogo, lavori clinici e segnalazioni di gruppi e altro. Ovviamente la quantità di informazioni ricevute e i singoli file, spesso seguiti anche da numerose copie cartacee, sono stati immediatamente catalogati, aperti alla ricezione e si controllava la giusta impostazione e trasmissione.

Ogni trasmissione dati è stata certificata non solo dalla pec ma da un documento di accompagnamento della Asl . Sono state registrate, poi, le problematiche esistente sui dati. Ad esempio alcune Asl hanno certificato solo alcuni anni in quanto in anni precedenti i dati provenivano da copie di supporti cartacei su quelli informatici».


Quindi è stato registrato un metodo rigido?

«Certo e su tutta Italia. Ovviamente è stato un esperimento che ha prodotto un certo numero di informazioni mai avute tutte insieme. Abbiamo analizzato random alcune città grandi o piccole, abbiamo controllato alcune situazioni che ci venivano segnalate specie Basilicata , Puglia Campania e Sicilia. Abbiamo anche cercato di valutare con questo sistema quanto alcune zone con criticità cambiate avessero potuto variare alcune condizioni rispetto alla salute.

Ovviamente tutto questo lavoro che andava ancora di più perfezionato integrato e messo a regime , aveva un suo scopo e progetto finale: quello di interpolare altri dati al fine di ottenere “un classico bottone per analisi immediata “del territorio, costruire un semaforo vede, giallo, rosso. Ovviamente il discorso è ancora più complesso perché l’ipotesi di progetto totale avrebbe poi coinvolto altre professionalità e tutto esula da questo contesto».

E sui dati Ispo ?


 «Io non ho nessun interesse professionale se non scientifico personale di ricerca, in qualità di ideatore del metodo devo dire che: i codici 048 vengono assegnati agli ammalati di tumore di tutta Italia dietro presentazione di idonea documentazione (cartella clinica certificati ospedalieri e della Asl) attestanti il tumore di cui si è affetti. Ogni paziente che riceve questo codice di esenzione non paga alcune prestazioni sanitarie specialistiche.

Per questo codice, come gia fatto dall’Asl di Massa Carrara , avevamo chiesto al ministro di trasformare il generico 048 in un altro codice icd con il quale si sarebbe potuto per ogni tumore, conoscere anche la sede. Questo per rendere il dato ancora più interessante.

 

I numerosi limiti metodologici indicati dall’Ispo sono stati in gran parte superati dalla metodologia usata per richiedere i dati. Abbiamo cercato di ottenere dati secondo uno schema ben preciso e descritto e illustrato in due documenti di oltre 100 pagine. Quindi nulla a che vedere con metodologie di anni fa. Conosciamo ovviamente, attraverso i dati Istat e quelli delle Asl, i dati della popolazione assistita e altre notizie. Infatti ci siamo spinti in alcune Regioni addirittura ad analizzare tutti i dati di esenzione per reddito, disoccupazione e invalidità. Su Napoli e Palermo conoscevamo il numero di ciechi, il numero degli invalidi, il numero degli invalidi con accompagnamento e tutta una serie di notizie che sarebbero servite per capire alcune situazioni nei vari territori. Ricordo, inoltre, che i codici 048 possono essere presi in considerazione nell’analisi del registro tumori.

Qui stiamo parlando molto spesso di regioni dove “Non sono presenti altri dati fruibili».Le studia anche altre patologie oltre ai tumori.

«Ho sempre detto che il sistema è complesso nella sua apparente semplicità. Abbiamo solo investigato e testato in questo modo e solo su particolari realtà segnalate la situazione confrontandola con altre città o paesi con numero di abitanti uguali e simile densità, città della stessa regione o regioni diverse, città che avevano qualche criticità ambientale come Taranto, Brescia, Napoli, Potenza rispetto ad altre del nord o del sud sempre di pari numero di abitanti e altro. Paesi piccoli che ritenevano di avere criticità.

Abbiamo puntato il dito spesso verso le patologie tiroidee che molto più di quelle neoplastiche sembrano essere spie dell’ambiente. Tenendo sempre ben presente che non parliamo solo di tumori ma di ben nove diverse malattie negli ultimi nove anni, nel caso di alcuni paesi della Toscana abbiamo solo elaborato i dati informatici numerici ottenuti e certificati dalla Asl in grafici che abbiamo al momento ritenuto di eseguire secondo una nostra interrogazione del data base. Abbiamo elaborato alcune diapositive nelle quali facciamo vedere la situazione maschi e femmina per diverse malattie come ad esempio la tiroidite di Hashimoto, abbiamo elaborato alcune diapositive per fare vedere a quali età venivano richieste queste esenzioni. Il tutto su Asl Firenze riferito nel periodo 2006-2013 in quanto Firenze non ha trasmesso i dati 2013-2015 come altre Asl in Italia».


I dati Ispo si fermano al 2008.

«I dati Ispo che riguardano “esclusivamente i tumori” come è giusto sia in quanto il registro tumori è stato ideato per dare informazioni scientifiche sui tumori in Italia, sono come in molte parti d’Italia un po’ indietro e nel caso di Firenze abbiamo dati 2000-2008.

Sempre tenendo presente i tumori è ovvio e palese che mai possiamo fare un confronto tra dati 2000-2008 e dati nostri 2006-20013. Un po’ come confrontare le pere con le mele. Stabilito questo punto fondamentale, è ovvio che quando saranno disponibili dati allineati sarà anche possibile controllare la differenza reale numerica esistente tra i due sistemi e la percentuale di errore statistico ottenuto, ma sottolineo che sono due sistemi nati per diverse intenzioni e che potrebbero anche incontrarsi. Al momento è solo una macchina prototipo che ritengo abbastanza interessante anche per futuri miglioramenti.

 

Tra l’altro se il registro tumori è una cosa perfetta e scientifica, non capisco come sia possibile affermare, come leggo nell’articolo: “Il registro tumori sta cercando di recuperare il ritardo e a breve sarà disponibile il biennio 2009-10 per l’area Firenze...” “Anche se non sembra siano intervenuti in questi anni cambiamenti ambientali tali da modificare in senso peggiorativo il contesto di esposizione ed i conseguenti effetti sulla salute della popolazione residente...” In effetti si pensa che gli anni ancora da controllare siano allineati a questi.

Da ricercatore credo che i concetti precostituiti non debbano esistere. Purtroppo in un territorio, per l’intervento di diversi eventi, possono modificarsi le situazioni e io ho già sottoposto 75 volontari ammalati e residenti in aree a rischio di due Regioni ad analisi particolari.

Pertanto rifiuto anche la frase che ho letto: “E’ scarsamente documentato il rapporto con fattori inquinanti ambientali “presumo e sono contento che chi scrive queste cose abbia dosato negli umani ammalati e residenti sani alcune sostanze incriminate e sia in grado di darci i risultati scientifici”».


E il confronto con la Terra dei fuochi?

«Per quanto riguarda la dolente “terra dei fuochi “di cui tanto si parla noi abbiamo solo e dico solo confrontato due paesi campani e toscani con abitanti simili, purtroppo i dati ci hanno restituito un numero maggiore di richieste per gli 048 nei paesi Toscani. Non abbiamo eseguito analisi complesse o fatto altro. Abbiamo però avuto grazie ai dati Ispo la possibilità di rilevare, ovviamente limitatamente ai soli tumori di cui si occupa il registro e non delle altre malattie di cui Ispo ovviamente non deve tenere conto, che i tumori descritti dal registro nei vari paesi “sono in numero maggiore , come era ampiamente previsto” rispetto ai nostri. Cioè sommando i nostri otto anni rispetto ai nove del registro “pur essendo anni diversi” troviamo un numero di tumori più basso con il nostro sistema e questo era appunto ampiamente previsto e conosciuto.

Qui si tratta della salute della gente e non di una gara a chi è più preciso e bravo. Ritengo che considerando l’istituto dei registri e la loro istituzione ormai da decenni, in generale perché di registri esistono anche quelli di malformazioni e altro, bisognerebbe fare funzionare questa perfetta scienza validata, secondo criteri standardizzati e confrontabili a livello internazionale...come dice Ispo un poco più velocemente utilizzando dati disponibili in modo più veloce. Un invito, che poi è anche un poco l’essenza del metodo da me ideato, nel bene o nel male nel giusto o ingiusto, a conoscere cose almeno riferite all’anno precedente. Scherzosamente come ho detto in alcune interviste “cerchiamo di sapere come stiamo morendo non come siamo morti “.

Spesso se una strada non si vede si deve “disegnare” se un orizzonte non si vede …bisogna immaginarlo , spesso ancora pensare in modo diverso e guardare oltre la curva può essere una grossa opportunità di crescita per tutti».

Autore:pdb

Pubblicato il: 29 Luglio 2016

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Pubblicità 4w

http://www.inbisenziosette.it/notizie/sanita-salute/campi-bisenzio-l-oncologo-difficile-fare-un-confronto-la-replica-il-dottor-vincenzo-petrosino-commenta-i-dati-dell-ispo-istituto-prevenzione-oncologica-4499931.html#.V5vH2Jjwy7c.facebook

30/07/2016

Registro Tumori

 

Salerno. Registro tumori, un ritardo infinito e l'alternativa salva-territorio | L'intervista a Vincenzo Petrosino 
28 Maggio 2016 Author :  Luigi Ciamburro

 Il Registro Tumori è un servizio adibito alla raccolta, l’archiviazione, l’analisi e l’interpretazione dei dati sui malati di tumore in una determinata provincia, utile per sorvegliare l’andamento della patologia oncologica e tentare di trovare le cause scatenanti, la valutazione dei trattamenti più idonei e per programmare al meglio le spese sanitarie.  Come riportato dall’Associazione Italiana Registri Tumori attualmente esistono 43 registri che focalizzano l’attenzione sul 47% della popolazione italiana, ma in gran parte l’ultimo aggiornamento risale a qualche anno fa.

In Italia, come in molti altri Paesi del Sud Europa, i Registri tumori sono nati grazie all’iniziativa volontaristica di singoli medici o ricercatori e solo negli ultimi anni hanno ricevuto incentivazione da soggetti pubblici come le Regioni o il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) al fine di cercare di coprire l’intero territorio nazionale, ma i lavori procedono molto, troppo a rilento e quasi restano fossilizzati.

Il registro tumori di Salerno è stato istituito nel 1997 e vuole catalogare 158 comuni per un totale di 1.107.000 abitanti, ma l’ultimo aggiornamento risale al 2009, ben sette anni fa.

Dati che si rivelano quasi inutili per un qualsiasi oncologo o ricercatore che vorrebbe studiare più da vicino questa epidemia del XXI secolo che sta assumendo proporzioni allarmanti e irrefrenabili, sebbene sia aumentata l’aspettativa di vita di coloro che vengono colpiti da una malattia neoplastica.

Ma quello che dovrebbe essere l’abc per il monitoraggio e l’analisi del cancro si sta rivelando un progetto abortito sul nascere, mai decollato in maniera esauriente dal punto di vista scientifico, l’ennesimo bluff della Sanità nazionale in generale e regionale in particolare, anche se il governato Vincenzo De Luca ha promesso di recente: “Contiamo di dare una struttura unitaria sul piano regionale del registro tumori. Vogliamo recuperare anche qui ritardi gravi…”.

“In Italia il registro tumori funziona a macchia di leopardo e copre poco più della metà della popolazione – ci spiega il chirurgo oncologo e ricercatore salernitano Vincenzo Petrosino -. I registri tumori hanno una loro architettura, sono soldi che noi stiamo dando per sapere come stiamo morendo, ma siamo arretrati di cinque o sei anni mediamente. Abbiamo tanti registri ma non ne funziona uno a regime…

Non è quasi mai aggiornato all’anno in corso o all’anno precedente, sempre ad anni fa, e così non serve a nulla o serve a poco”. Del resto questa “raccolta dati” non è mai la perfezione assoluta, anche perché “quando si fanno le schede di morte, ad esempio, o anche le cartelle cliniche esiste un margine di errore e magari la causa del decesso viene classificata come conseguenza della malattia, ad esempio un infarto.

Sarebbe auspicabile in campo nazionale avere “ un bottone“ che premuto ci dia situazioni epidemiologiche non solo dei tumori e paese per paese, comune per comune, città per città. Oggi con le tante criticità e problemi sarebbe addirittura auspicabile una epidemiologia di quartiere. Credo che bisogna lavorare in questa direzione, la salute è una emergenza come può esserlo la giustizia. Se noi vogliamo sapere quanti detenuti abbiamo oggi in carcere non credo che abbiamo il 50 % dei dati o diamo numeri a caso”.

Inutile ribadire che il Registro tumori di Salerno si allinea agli altri in quanto a ritardi e rallentamenti burocratici, in attesa delle prossime mosse della Regione Campania: “Il registro tumori a Salerno non funziona perché è stato fatto un passaggio da provincia ad Asl, in seguito pare sia spento. Io non sono riuscito a conoscere quale sia la spesa totale per mantenere questo registro tumori in Italia, ma lo vedo frazionato, dispersivo forse dovrebbe velocizzarsi, acquisire tutte le nuove tecnologie di trasmissione dati , non essere un carrozzone troppo pesante. Esiste anche un registro malattie rare ma solo in qualche regione e da poco tempo pare stia andando avanti a Salerno e con metodologia informatica”.

Un sistema alternativo e parallelo al Registro Tumori

A questo punto il dottor Vincenzo Petrosino ha ideato un sistema semplice, veloce ed economico per allestire una banca dati dei malati, che ha creato un certo scalpore perché “costa poche migliaia di euro, al contrario del sistema dei registri tumori che costa milioni e milioni di euro”. In cosa consiste la sua idea? “Ho fatto richiesta a tutte le asl d’Italia, grazie alla possibilità offertami dal senato della Repubblica, di inviarmi le esenzioni rilasciate negli ultimi 6 anni per 9 diverse patologie compreso l’esenzione 048 che è la famosa esenzione del ticket dei malati di tumore”.


“Non è un metodo che mi dà il 100%, ma è un bottone che premo e so ad esempio che a Palermo nel 2015 un certo numero di persone in quell’anno hanno richiesto quel beneficio presentando ovviamente alla Asl di appartenenza documentazione certa. Se sei povero o sei morto l’esenzione non la chiedi, quindi è un dato in difetto, ma è un dato amministrativo certo. Un sistema per avere una spia verde e rossa. Non mi interessa sapere se sono 100 o 180, ma serve il dato statistico in tutta Italia. Se io vedo che a Palermo ce ne sono 80 e in una città similare 280 allora è evidente che c’è un problema e che devo andare a vedere. E’ un dato che si può avere subito. Inoltre senza soffermarmi sul sistema utilizzato in Italia per ottenere i dati , sottolineo che tutti i dati sono stati richiesti con gli stessi rigidi criteri, trasmessi in formato elettronico e certificati dal direttore Generale dell’Asl o da altro dirigente responsabile”.

 

Ma il metodo del chirurgo salernitano va ancora più a fondo: “Avevo anche proposto al ministro della Salute di sostituire i codici 048 con i relativi icd9 in modo da conosce il tipo di tumore per il quale viene richiesta l’esenzione. Un sistema che ho scoperto già in uso all’Asl di Massa Carrara. In questo modo non avremo un generico numero 048 per tutti i tumori ma un codice internazionale che ci dice il tipo di tumore e la sede. Inoltre nel 2014 richiedemmo anche altri tipi di esenzione, ad esempio quelle per invalidità, per ciechi parziali e totali, per disoccupazione ecc, E’ intuitivo capire cosa poi si possa dedurre da un insieme di dati simili. Studiare i singoli comuni o città o Regioni e confrontare anche la percentuale di esenti per reddito, le condizioni economiche. E’ ovvio che questi dati possono servire anche per confrontare realtà diverse oppure paesi con numero di abitanti confrontabili, oppure utilizzare questi dati in base alle proprie domande”.


La sua intenzione non è di sostituirsi al Registro dei tumori, può essere questo un sistema diverso o un sistema che può essere associato ad altri, “anche perché in zone dove non abbiamo registri (50% della popolazione italiana, ndr) qualcosa dobbiamo pure utilizzare, e utilizzare dati esistenti e certificati riduce anche gli errori. Spesso sento parlare di sistemi del genere affidati magari agli studi medici, ma le variabili e la non centralità dei dati porterebbero ad ulteriore confusione. Ricordo però che in realtà ogni sistema può essere buono e migliorare o aiutare l’altro”.

Il metodo alternativo del dott. Vincenzo Petrosino in un primo momento ha messo in allarme l’Airtum… “ma credo che pochi conoscono il sistema messo in atto, all’epoca in qualche posto d’italia si usava un sistema del genere ma basato su dati cartacei. Qui invece non solo parliamo di 9 diverse patologie, ma di dati per ogni singolo abitante che richiede l’esenzione in quel comune , diviso per sesso ed età alla richiesta. Con tre persone un computer e una posta pec siamo riusciti ad organizzare questo database alternativo in buona parte dell’ Italia. Ripeto che non voglio assolutamente sostituirmi al registro dei tumori”.

Ma nell’attesa a tempo indeterminato che il sistema sanitario colmi le sue eterne lacune quella del dottor Vincenzo Petrosino resta certamente e comunque una valida alternativa da tenere presente.

“E’ anche da chiarire che il sistema messo in atto è stato sperimentato in varie Regioni, abbiamo avuto l’opportunità di controllare e migliorare alcune cose, la stessa Asl di Potenza due anni fa, seguendo il nostro criterio ha elaborato un proprio studio. La metodica è interessante e sarebbe una ottima alternativa per monitorare alcuni parametri della nostra sanità su tutto il territorio Italiano”.

 

 

http://www.puntoagronews.it/in-evidenza/item/42984-salerno-registro-tumori,-un-ritardo-infinito-e-l-alternativa-salva-territorio-l-intervista.html

09/07/2016